Uno sguardo su Napoli

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Panorama di Napoli

Il quarto ed ultimo volume dell’amica geniale, affronta in uno degli ultimi capitoli, la passione di una delle due protagoniste per la storia di Napoli e dei suoi luoghi caratteristici.

Nei libri precedenti ed anche nel quarto stesso, Napoli aveva fatto solo da sfondo al romanzo, principalmente attraverso il “rione” intorno a cui gira tutta la storia, a volte attraverso altri luoghi per lo più citati senza troppo approfondire. Ad un abitante di altra città saranno giunti nomi di strade e quartieri e poco più.

Verso la fine di questo ultimo libro invece l’autrice fa appassionare una delle due protagoniste alla sua città facendo raccontare la storia di luoghi certo a noi abitanti molto noti, ma non certo tra i più turistici e rappresentativi. La storia narrata però, sebbene non prolissa, riesce a condensare in poche righe decenni se no secoli di storia, rendendola profonda ed affatto superficiale. Facendo nascere in me insomma una ben viva curiosità.

Ed eccoci allora ad approfondire la storia di Piazza dei Martiri, uno dei luoghi principali del quartiere Chiaia, sfondo di passeggiate con la sua colonna circondata da quattro leoni, sui quali però non mi ero mai soffermata più di tanto.

Originariamente la piazza era chiamata Largo di Santa Maria a Cappella Nuova, dal nome della chiesa che vi era eretta e che fu abbattuta dai francesi perché pericolante. Ferdinando II di Borbone decise di modificare sia la piazza che la zona circostante, costruendo un monumento per ricordare i caduti dei moti del 1848. Il progetto fu affidato ad Errico Alvino, già autore di altri interventi sulla piazza e sui palazzi circostanti, che progettò una colonna con frego dorati ed in cima la Madonna della Pace. Nel 1859 con la morte del re, i lavori furono interrotti e l’opera rimase incompleta. Fu il sindaco di Napoli Andrea Colonna di Strigliano a riprendere i lavori a distanza di due anni,nel 1861, ampliandone l’intento alla realizzazione di un monumento ed un luogo che ricordasse il sacrificio del popolo napoletano nei secoli.

La madonna delle pace fu quindi sostituita con una statua di Emanuele Caggiano che simboleggia la virtù dei martiri con alla base una targa che recita: “Alla gloriosa memoria dei cittadini napoletani che caduti nelle pugne o sul patibolo rivendicarono al popolo la libertà di proclamare con patto solenne ed eterno il plebiscito del XXI ottobre MDCCCLX Il Municipio Consacra”. 

Intorno alla colonna furono quindi costruiti i quattro leoni, ognuno dei quali rappresenta un gruppo di martiri, caduti nel tentativo di difendere la libertà della città in un diverso momento storico. Vi troviamo il leone morente che chiede aiuto, ad opera di Antonio Busciolano, in ricordo dei caduti della Repubblica Partenopea del 1799. Il Leone trafitto dalla spada, realizzato da Stanislao Lista, in onore dei caduti carbonari del 1820. Il leone sdraiato che mantiene sotto la zampa lo statuto del 1848, omaggio ai caduti dei moti dello stesso anno, ed infine il leone in piedi, pronto ad attaccare la preda, dedicato ai caduti garibaldini del 1860. Si pensa che fosse previsto anche un quinto leone in rappresentanza dei caduti nelle lotte contro i Savoia, dalle quali i napoletani uscirono pesantemente sconfitti.

Altra curiosità suscitata dal libro è quella di via Carbonara, luogo ben meno conosciuto e famoso, ma di cui conosco bene la collocazione. Stranamente non è una strada dedicata ad un personaggio storico, come ero stata indotta a pensare, nasconde quindi una storia particolare.

La strada che conduce da via Foria a Porta Capuana, era una volta situata fuori dalle mura della città; soltanto in un secondo momento vi fu spostata la porta situata in precedenza all’altezza di Donna Regina.

Durante il XIII secolo in quel luogo vi era una vallata incolta utilizzata per convogliare i rifiuti e detriti dalle zone collinari, fino al mare nei giorni di pioggia. Era inoltre la zona destinata ai rifiuti urbani, Detta appunto “Carbonario”, una sorta di attuale discarica a cielo aperto in cui venivano gettati  e poi briciati i rifiuti cittadini.

Ancor prima di questa destinazione d’uso, la piana era utilizzata per i giochi dei gladiatori, giochi di iniziazione alla guerra diffusi sin dall’epoca romana con il nome di ludo gladiatorio Neapoli. In epoca medioevale i giochi furono rifondati e nel tempo divennero sempre più manifestazione di violenza e ferocia. Successivamente era lì che si svolgevano tornei e sfide per battersi a morte lontano dalla giustizia ordinaria. I giochi furono proibiti solo nel 1383 da Carlo Durazza.

Proprio negli anni dei giochi sanguinari, sorse sulla strada la chiesa di San Giovanni a Carbonara, in seguito alla donazione del terreno con alcune case ai frati agostinaini.

Grazie all’amica geniale, ho quindi avuto l’occasione di approfondire e conoscere la storia di due luoghi simbolo di Napoli.

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