Ferite a morte

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Ferite a morte
Ferite a morte Book Cover Ferite a morte
Serena Dandini, Maura Misiti,
Saggio
Rizzoli Controtempo
27 febbraio 2013
ebook
440

La giornalista e conduttrice Serena Dandini ha scritto una raccolta di racconti che hanno per tema la violenza sulle donne, declinata in ogni sua possibile e odiosa forma: dai casi di stalking alle violenze sessuali, dal femminicidio alla prostituzione, dalle mutilazioni sessuali allo sfruttamento. Sono storie di ordinaria atrocità, che attraversano ogni fascia sociale ed economica. I riferimenti a fatti e persone non sono casuali, anzi, e soltanto i nomi propri dei protagonisti sono stati modificati. A compendio del testo, c'è una sezione finale di carattere nformativo e legislativo sempre legata al tema della violenza sulle donne.

Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: «E se le vittime potessero parlare?» Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. Ferite a morte vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l’aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l’argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l’Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni. Lo so, molti commentatori storcono il naso davanti al termine femminicidio, certo se ne possono trovare altri più aggraziati o pertinenti: chiamiamolo pure come ci pare ma almeno affrontiamo il dramma per quello che è, senza far finta che non esista. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Ma tanto si può ancora fare: ecco perché abbiamo voluto aggiungere anche le leggi e le pratiche virtuose che altrove, nel mondo, sono già state attuate con successo. Finché anche in Italia il tema non sarà al primo posto della famosa agenda di qualsiasi nuovo governo, le donne non si fermeranno e si faranno sentire con ogni mezzo. Mi auguro che Ferite a morte diventi uno di questi. Serena Dandini

Sconvolgente questo libro, semplicemente sconvolgente.

Durante la lettura mi sono pentita ancora una volta di non essere andata a vedere lo spettacolo teatrale e mi auguro di averne presto la possibilità.

Il tema è scottante e non può lasciare indifferenti: la cronaca riporta quotidianamente più di un caso di femminicidio e violenza sulle donne, l’uno diverso e più inquietante dell’altro, tutti con lo stesso tragico finale.

In questo libro l’autrice vuole trattare il tema da una prospettiva nuova, quella delle vittime, dar loro voce e far raccontare, senza eccessivi drammi, la loro storia. Il tentativo è molto ben riuscito.

Tutto nasce dal desiderio di raccontare in un modo diverso le esistenze delle donne vittime di femminicidio: lo so, è una parola che non piace, molti storcono il naso davanti a questo termine. […]

La prima parte del libro è costituito da storie brevi, la maggior parte ispirate a casi di cronaca che, anche se sono utilizzati nomi di fantasia, è molto semplice ricondurre ad episodi che sono stati sulle prime pagine dei giornali.

Tra questi non ritroviamo solo la nostra Italia, ma tutto il mondo, si dà voce a donne dell’Asia, dell’Africa, dell’America.

Alcuni sono racconti individuali, altri, pur trasmessi in prima persona, vogliono mettere in luce la condizione di interi gruppi, a volte di intere nazioni.

Si affronta il tema delle donne indiane che muoiono per la dote, di quelle africane che si ammalano per non usare il preservativo, di quelle sudamericane che lavorano duramente per poi morire perchè troppo emancipate e tanti altri casi ancora.

Non si parla, quindi, soltanto di casi isolati, ma vengono messe in luce anche realtà che ci toccano marginalmente o di cui non sospettiamo nemmeno l’esistenza.

Il tutto raccontato dalla voce delle vittime, che riescono a narrare la propria tragica esperienza, a volte addirittura strappando un sorriso nel lettore.

Le emozioni sono tante: sdegno, paura. angoscia, preoccupazione, ti accompagnano dalla prima all’ultima pagina, ma non ti fanno venir voglia, nemmeno per un attimo, di abbandonare la lettura, anzi, ti spingono ancor di più a terminarla.

La seconda parte del libro è dedicata all’informazione, sono riportati dati reali, numeri e statistiche per dare la dimensione della gravità del fenomeno.

Viene  illustrata la condizione delle donne in diversi paesi, in diverse circostanze ed alla fine si pone l’attenzione su leggi, norme, per finire con associazioni e indirizzi utili per aiutare chi è in difficoltà.

Questa seconda parte è importante quanto, se non più, della prima: l’ho trovata molto interessante e per nulla noiosa, ma mi rendo conto che qualcuno potrebbe dissentire, nonostante il tema sia così scottante e a mio parere rilevante.

La prima parte, invece, penso che vada consigliata davvero a tutti, donne ed uomini, a chi è più sensibile all’argomento, a chi ne è totalmente indifferente, a chi non ne ha la percezione, a chi vive quotidianamente una qualsiasi forma di abuso.

Credo che tutti vadano sensibilizzati e probabilmente quello utilizzato qui è uno dei modi migliori per farlo.

Oltre a porre l’attenzione sul fenomeno, l’autrice è riuscita a rendere onore a tutte le vittime, quelle che già lo erano quando è stato scritto il libro, quelle che purtroppo lo sono diventate in seguito.

Davvero un ottimo lavoro. 

Contenuti extra

Nato come progetto teatrale sul femminicidio, Ferite a Morte è iniziato come lettura evento, per poi diventare un tour permanente contemporaneamente nazionale ed internazionale.

Sulla scena si alternano personaggi famosi sia italiani che del Paese ospitante che leggono i monologhi.

Nel 2013 è stato racchiuso in un libro edito da Rizzoli e qui recensito.

E’ inoltre nato un sito web, in continuo aggiornamento, che ha lo scopo di pubblicizzare le date del tour, ma anche tutte le iniziative contro il femminicidio, come illustrato sul sito stesso:

Ferite a morte è un blog che raccoglie e diffonde notizie sul tema della violenza alle donne, informazioni sui centri di accoglienza, segnalazioni di progetti messi in atto dai sostenitori per avviare buone pratiche in materia, storie, appuntamenti, iniziative nate sulla scia dei testi di Serena Dandini. Al blog sono associati una pagina Facebook e un profilo Twitter, utili da un lato a rendere virale la diffusione dei contenuti, dall’altro a concentrare in quel luogo virtuale una comunità di uomini e donne uniti dalla necessità e dall’urgenza di questa battaglia di civiltà.

dal sito web http://www.feriteamorte.it/
  • Trama
  • Personaggi
  • Ambientazione
  • Linguaggio
  • Copertina
  • Complesso
4.5

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