Nascita e morte della massaia

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Nascita e morte della Massaia
Nascita e morte della massaia Book Cover Nascita e morte della massaia
I Narratori
Paola Masino
Classico
Feltrinelli
Ottobre 2019
ebook
240

È, Nascita e morte della massaia, un piccolo classico del Novecento. Eversivo, umoristico, amaro. E attualissimo.
La “personaggia” protagonista è una bambina che vive dentro un baule, in polemica contro le norme sociali della borghesia dell’epoca, e in particolare contro la madre che gliele vuole imporre. Dopo molte preghiere, cede al volere dei genitori ed esce dal baule, accettando di comportarsi da ragazza “normale” e di rendersi desiderabile all’universo maschile. Con un gran ballo che ne celebra l’ingresso in società – descritto e raccontato con accenti comici e surreali e una forte dose di polemica sociale – inizia la sua nuova vita, mirata al matrimonio e agli obblighi domestici che esso impone: “La casa è la famiglia: un’istituzione sacra che va rispettata e difesa: più si accresce, più si accresce il bene del paese. È dovere della sposa farla prosperare”.
Attraverso le vicende della massaia, attraverso quella che nella sua appassionata introduzione la scrittrice e studiosa Nadia Fusini definisce “una ribellione radicale”, le pagine vibrano di un continuo interrogarsi sulla maternità, la femminilità, il pensiero, la vanità dell’umano operare, e sulle ragioni profonde della schiavitù femminile, sempre con accenti umoristici e amari al tempo stesso.
“È un bel libro, questo. È un libro ancora vivo,” scrive Fusini. “Anzi, a distanza di anni – nacque poco meno di un secolo fa –, proprio ora forse si fa davvero ‘leggere’. Perché i libri più interessanti sono quelli a cui occorre tempo perché trovino i lettori all’altezza della loro intensità, densità e profondità.”

“La famiglia non badava più a lei che come a un mobile. Ogni mattina le cameriere le spolveravano il capo, le spazzavano i piedi, le sbattevano e ripiegavano addosso gli abiti.”

È, Nascita e morte della massaia, un piccolo classico del Novecento. Eversivo, umoristico, amaro. E attualissimo.
La “personaggia” protagonista è una bambina che vive dentro un baule, in polemica contro le norme sociali della borghesia dell’epoca, e in particolare contro la madre che gliele vuole imporre. Dopo molte preghiere, cede al volere dei genitori ed esce dal baule, accettando di comportarsi da ragazza “normale” e di rendersi desiderabile all’universo maschile. Con un gran ballo che ne celebra l’ingresso in società – descritto e raccontato con accenti comici e surreali e una forte dose di polemica sociale – inizia la sua nuova vita, mirata al matrimonio e agli obblighi domestici che esso impone: “La casa è la famiglia: un’istituzione sacra che va rispettata e difesa: più si accresce, più si accresce il bene del paese. È dovere della sposa farla prosperare”.
Attraverso le vicende della massaia, attraverso quella che nella sua appassionata introduzione la scrittrice e studiosa Nadia Fusini definisce “una ribellione radicale”, le pagine vibrano di un continuo interrogarsi sulla maternità, la femminilità, il pensiero, la vanità dell’umano operare, e sulle ragioni profonde della schiavitù femminile, sempre con accenti umoristici e amari al tempo stesso.
“È un bel libro, questo. È un libro ancora vivo,” scrive Fusini. “Anzi, a distanza di anni – nacque poco meno di un secolo fa –, proprio ora forse si fa davvero ‘leggere’. Perché i libri più interessanti sono quelli a cui occorre tempo perché trovino i lettori all’altezza della loro intensità, densità e profondità.”

“La famiglia non badava più a lei che come a un mobile. Ogni mattina le cameriere le spolveravano il capo, le spazzavano i piedi, le sbattevano e ripiegavano addosso gli abiti.”

Sono sempre in grossa difficoltà quando devo recensire un classico, non essendo all’altezza di fare critica letteraria. Nascita e morte della massaia di Paola Masino, uscito negli anni ’40 a puntate, non ebbe un gran successo di pubblico e, sentendomi parte della massa di lettori comuni, senza nè arte nè parte, ne capisco perfettamente il perchè.

L’autrice precorre i tempi, trattando il tema difficile, ancora oggi, del femminismo e della donna, chiusa nel ruolo di massaia, impossibile da evitare.
La protagonista è la Massaia, senza un nome, proprio a sottolineare il suo essere solo ed esclusivamente moglie e gestore della casa. Da fanciulla vive in un baule, dove conserva di tutto, legge e si isola, fino ad essere ignorata dalla sua stessa famiglia, che la considera poco più di un soprammobile ingombrante.

Per queste ragioni la famiglia non badava più a lei che come a un mobile. Ogni mattina le cameriere le spolveravano il capo, le spazzavano i piedi, le sbattevano e ripiegavano addosso gli abiti.

Fino a quando, per accontentare la madre, non decide di adeguarsi alla società, ai suoi usi e costumi, sposandosi e prendendo il comando della casa e della servitù. Per tutto il tempo continua a combattere con il suo alter ego, con i suoi fantasmi, che si manifestano in diverse maniere. Si sente stretta nel ruolo impostole, eppure non riesce ad uscirne, ne è sopraffatta fino a rimanerne schiacciata.

Ci ho pensato. Licenzierò me stessa. Sono io che non so essere né compagna né padrona.

Lo stile dell’autrice è molto contorto e complesso, con scarsa punteggiatura, continui salti da un’immagine all’altra e metafore molto forti. Detto questo, le parti più lineari, come la prima parte ed alcune intermedie, le ho trovate interessanti, seppur difficili da leggere.
Quello che non mi è piaciuto è il continuo salto nell’onirico e nel teatrale, con personaggi che si manifestano, si trasformano, assumono contorni diversi, non si capisce se siano reali o immaginari. Parti assolutamente mischiate a quelle più “lineari” e che pertanto rendono ostica, complessa e poco digeribile la lettura.

Nel non voler apertamente lanciare il suo messaggio, l’autrice risulta molto chiara, non solo cambia il titolo da Vita di massaia a Nascita e morte della Massaia, ma mette tanto nei pensieri e nelle parole della protagonista, che ad esempio rifiuta di dialogare con gli uomini incontrati in treno

…li guatava e li vedeva in funzione di mariti, di padri, di fratelli, dunque di aguzzini delle donne: coloro che riducono le fanciulle massaie, che portano camicie i cui bottoni oltre la stoffa agganciano e chiudono per sempre i cervelli delle mogli.

Anche la presenza della componente metafisica serve per evidenziare la lotta interna della protagonista, il suo non voler mai abbandonare il suo io, che torna costantemente a farsi sentire sotto diverse forme ricordandole tutto ciò a cui a rinunciato.

Il tutto però è reso in forma troppo complessa, sperimentale e con troppi salti che nulla aggiungono, anzi, personalmente, ritengo che tolgano molto ad un’idea originale. Scelte stilistiche meno sperimentali e più inquadrabili in uno stile definito, sarebbero risultate più facilemente apprezzabili anche dal pubblico.
Il tema è ancor oggi molto attuale, nonostante siano passati anni, ma lo stile rende appunto la lettura difficile ed il giudizio finale non soddisfacente.

Una frase…

La primavera è naftalina, l’estate flit, l’autunno canfora, l’inverno segatura. E tutto l’anno Radio Sidol Vim Lux Persil Ata e quanti altri prodotti quante altre nazioni forniscono.

  • Trama
  • Personaggi
  • Ambientazione
  • Linguaggio
  • Copertina
  • Complesso
2

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